La questione nazionale si rivela un tema sempre più cruciale per comprendere i controversi rapporti tra Chiesa cattolica e regime fascista italiano nell’epoca tra le due guerre. Negli ultimi anni, si è aperta una prospettiva probabilmente più feconda di studi: quella che legge la dinamica del ventennio come un complesso incontro-scontro, in cui gli elementi di compromesso e quelli di competizione si sviluppavano intrecciati per disputarsi la guida dei processi di nazionalizzazione nella nascente società di massa. Il saggio mira a fornire una periodizzazione che è quindi l’avvio pertinente di una più comprensiva interpretazione. Il primo passaggio è quindi richiamare le premesse di tale dialettica, nel convulso dopoguerra, fino al 1922. Il cattolicesimo italiano nella prima guerra mondiale completava una storia di peculiare acquisizione della cultura nazionale e del mito nazionale, declinato nella logica «guelfa», secondo cui l’Italia come nazione aveva origini precisamente nel cattolicesimo. Dal canto suo, il fascismo-movimento delle origini aveva espresso un’idea attivistica di riscatto della nazione, di cui si arrogava il monopolio in chiave militante, violenta e anticlericale. Di qui prese le mosse la seconda stagione decisiva: quella del primo compromesso, costruito faticosamente tra un «cattolicesimo nazionale» e l’autoritarismo nascente del regime fascista, tra 1922 e 1929. La Conciliazione del 1929 apriva una stagione nuova, in cui venne in agenda la possibile saldatura definitiva di un «nazional-cattolicesimo» come ideologia del regime. Dal punto di vista del fascismo la religione poteva essere una componente della nuova grande sintesi nazionale, in una chiave piuttosto volontaristica e attivistica, ma doveva restare subalterna. L’ipotesi fallì con il quarto passaggio, quando dopo il 1936 si sviluppò tra Chiesa e regime una crescente «competizione per il controllo dell’ethos nazionale», anche se fin addentro la guerra mondiale l’ambiguità permase significativa. Proprio l’intreccio e la sovrapposizione di culture e mitologie realizzati attorno al linguaggio della nazione, resero più equivoco e incerto il processo di decantazione e di separazione tra la fede religiosa e la nuova «religione politica totalitaria».

Italia. Catolicismo nacional y régimen totalitario, 2013.

Italia. Catolicismo nacional y régimen totalitario

Formigoni, Guido
2013

Abstract

La questione nazionale si rivela un tema sempre più cruciale per comprendere i controversi rapporti tra Chiesa cattolica e regime fascista italiano nell’epoca tra le due guerre. Negli ultimi anni, si è aperta una prospettiva probabilmente più feconda di studi: quella che legge la dinamica del ventennio come un complesso incontro-scontro, in cui gli elementi di compromesso e quelli di competizione si sviluppavano intrecciati per disputarsi la guida dei processi di nazionalizzazione nella nascente società di massa. Il saggio mira a fornire una periodizzazione che è quindi l’avvio pertinente di una più comprensiva interpretazione. Il primo passaggio è quindi richiamare le premesse di tale dialettica, nel convulso dopoguerra, fino al 1922. Il cattolicesimo italiano nella prima guerra mondiale completava una storia di peculiare acquisizione della cultura nazionale e del mito nazionale, declinato nella logica «guelfa», secondo cui l’Italia come nazione aveva origini precisamente nel cattolicesimo. Dal canto suo, il fascismo-movimento delle origini aveva espresso un’idea attivistica di riscatto della nazione, di cui si arrogava il monopolio in chiave militante, violenta e anticlericale. Di qui prese le mosse la seconda stagione decisiva: quella del primo compromesso, costruito faticosamente tra un «cattolicesimo nazionale» e l’autoritarismo nascente del regime fascista, tra 1922 e 1929. La Conciliazione del 1929 apriva una stagione nuova, in cui venne in agenda la possibile saldatura definitiva di un «nazional-cattolicesimo» come ideologia del regime. Dal punto di vista del fascismo la religione poteva essere una componente della nuova grande sintesi nazionale, in una chiave piuttosto volontaristica e attivistica, ma doveva restare subalterna. L’ipotesi fallì con il quarto passaggio, quando dopo il 1936 si sviluppò tra Chiesa e regime una crescente «competizione per il controllo dell’ethos nazionale», anche se fin addentro la guerra mondiale l’ambiguità permase significativa. Proprio l’intreccio e la sovrapposizione di culture e mitologie realizzati attorno al linguaggio della nazione, resero più equivoco e incerto il processo di decantazione e di separazione tra la fede religiosa e la nuova «religione politica totalitaria».
Spanish; Castilian
Catolicismo y nación en la España de entreguerras en perspectiva europea
Universidad de Alcalá de Henares, Spagna
2011
internazionale
su invito
Religión y nación en la Europa de entreguerras
Botti, Alfonso; Montero, Feliciano; Quiroga, Alejandro
41
64
24
978-84-7737-815-0
Spain
Madrid
Silex
comitato scientifico
A stampa
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10808/9234
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