Nell’epoca della spettacolarizzazione della cultura e dell’implosione della sfera pubblica, l’antropologia sceglie di salire sul palco. Ma a quali condizioni? E con quali rischi? On stage raccoglie le voci di antropologhe e antropologi che hanno trasformato la propria disciplina in evento: festival, rassegne, simposi, giornate pubbliche in cui il sapere etnografico che si produce entro e fuori l’accademia incontra città, istituzioni e pubblici eterogenei per attivare nuove collaborazioni. Cinque esperienze – italiane ed europee – analizzate dall’interno, con lo stesso sguardo riflessivo che l’antropologia riserva ai propri oggetti di studio. Ne emer- ge un’antropologia pubblica che non si accontenta di divulgare un sapere elabo- rato altrove, ma che nell’evento trova uno strumento per produrre conoscenza, costruire relazioni e immaginare futuri possibili. Stare sulla scena, oggi, non è una concessione al mercato culturale: è una necessità politica e intellettuale. Occorre raccogliere la sfida.
On stage. L’antropologia pubblica come evento, 2026-07.
On stage. L’antropologia pubblica come evento
Bargna, Ivan;Pozzi, Giacomo
2026-07-01
Abstract
Nell’epoca della spettacolarizzazione della cultura e dell’implosione della sfera pubblica, l’antropologia sceglie di salire sul palco. Ma a quali condizioni? E con quali rischi? On stage raccoglie le voci di antropologhe e antropologi che hanno trasformato la propria disciplina in evento: festival, rassegne, simposi, giornate pubbliche in cui il sapere etnografico che si produce entro e fuori l’accademia incontra città, istituzioni e pubblici eterogenei per attivare nuove collaborazioni. Cinque esperienze – italiane ed europee – analizzate dall’interno, con lo stesso sguardo riflessivo che l’antropologia riserva ai propri oggetti di studio. Ne emer- ge un’antropologia pubblica che non si accontenta di divulgare un sapere elabo- rato altrove, ma che nell’evento trova uno strumento per produrre conoscenza, costruire relazioni e immaginare futuri possibili. Stare sulla scena, oggi, non è una concessione al mercato culturale: è una necessità politica e intellettuale. Occorre raccogliere la sfida.| File | Dimensione | Formato | |
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