In June 2020, after multiple lockdowns that have in various ways affected everyday life, the renowned New York gallery David Zwirner opened its virtual space Studio with an intermediate exhibition dedicated to Jeff Koons' Balloon Venus Lespugue. The last specimen of a nucleus of works of prehistoric suggestion produced by the artist's studio since 2008, the pneumatic sculpture inspired by Lespugue, and the other elements of the Paleolithic series (composed of four typological specimens), results in particularly complex operation from a theoretical perspective. Within the perimeter of doctoral research in progress, the present contribution aims to shed light on how the appropriation of the prehistoric Venus made by the American artist is carried out and on its consequences. Furthermore, it will be pointing out the schism existing between the inventive-executive phase and the exhibition of the completed work. Given this scenario, this paper investigation has two critical objectives. On the one hand, it will demonstrate how the authorial operation proposed by Koons becomes a crucial testimony of a peculiar way of understanding the work of art, its gestation and its fruition in a neoliberal and late-capitalist system. A system populated not by artefacts, from the Latin manu factus, literally "made, executed by hand", but by artefacts, namely objects made "with art" and "artifice". In this sense, it will highlight how this dimension of the artefact, reached through the formal escamotage of an alleged acheiropoietos icon, makes these artefacts, originally carved to be touched, untouchable "commodity sculpture". On the other hand, we will try to demonstrate how some of the main characteristics of the prehistoric artefact (miniaturization, its tactile experience, and its morphogenesis in the hand palm) possess a paradigmatic value not only within the prehistoric framework. Indeed, they unseal a fundamental paradigm to go back to the origins of making sculpture, not ontological but fundamentally technical. Therefore, it will consider Koons' emulative work within an art-historical and phenomenological horizon that, starting from iconography, ranges the more complex process of morphogenesis.

Nel giugno del 2020, dopo i molteplici lockdown che hanno in vario modo condizionato la quotidianità, la celebre galleria newyorkese David Zwirner inaugurava lo spazio virtuale Studio con una mostra intermediale dedicata a Balloon Venus Lespugue di Jeff Koons. Ultimo esemplare di un nucleo di lavori di suggestione preistorica prodotti dallo studio dell'artista sin dal 2008, la scultura pneumatica ispirata a Lespugue, così come gli altri esemplari della serie “paleolitica” (composta da quattro elementi tipologici in totale) si configura come un’operazione particolarmente complessa sotto il profilo teorico. Segmento di una ricerca dottorale in corso, il contributo si prefigge di fare luce sulle modalità con cui l’artista statunitense ha riproposto l’immagine delle cosiddette veneri preistoriche, rimarcando lo iato esistente tra la fase inventivo-esecutiva e l’esposizione dell’opera compiuta. Tale indagine si pone sostanzialmente due obiettivi. In prima istanza, di dimostrare come l’operazione proposta da Koons, oltre che riflettere, inevitabilmente, una logica autoriale basata sull’appropriazione e sulla citazione, assurga a cruciale testimonianza di una peculiare modalità di rovesciamento del concetto di opera d’arte, della sua gestazione e della sua fruizione in un sistema neoliberale e tardocapitalista. Un sistema popolato non già da manufatti, dal latino manu factus, ossia letteralmente «fatto, eseguito a mano», ma da artefatti, da oggetti fatti «con arte» ed «artifizio». Si cercherà di evidenziare come tale dimensione dell’artefatto, raggiunta attraverso l’escamotage di una presunta acheropitia, renda questi manufatti, in origine scolpiti per essere toccati, intoccabili «commodity sculpture». In secondo luogo, ciò che si vorrebbe dimostrare è come talune caratteristiche del manufatto paleolitico (ossia la miniaturizzazione, la fruizione al tatto e la morfogenesi nell’incavo della mano) possiedano un potenziale paradigmatico non solo all’interno dell’arte preistorica, ma anche come chiave di lettura per risalire alle origini, non tanto ontologiche It is easier to imagine an end to the world than an end to capitalism FREDRIC JAMESON I am trying to capture the individual’s desire in the object, and to fix his or her aspirations in the surface, in a condition of immortality JEFF KOONS 17 quanto tecniche, del fare scultura. Si considererà pertanto l’opera emulativa di Koons all’interno di un orizzonte storico-artistico e fenomenologico che, partendo dall’iconografia, giunga al più complesso processo di morfogenesi.

DALL’ICONOGRAFIA ALLA MORFOGENESI: LE “VENERI” DI JEFF KOONS IN UNA PROSPETTIVA STORICO-CRITICA, 2021-10-01.

DALL’ICONOGRAFIA ALLA MORFOGENESI: LE “VENERI” DI JEFF KOONS IN UNA PROSPETTIVA STORICO-CRITICA

Valentina Bartalesi
2021-10-01

Abstract

Nel giugno del 2020, dopo i molteplici lockdown che hanno in vario modo condizionato la quotidianità, la celebre galleria newyorkese David Zwirner inaugurava lo spazio virtuale Studio con una mostra intermediale dedicata a Balloon Venus Lespugue di Jeff Koons. Ultimo esemplare di un nucleo di lavori di suggestione preistorica prodotti dallo studio dell'artista sin dal 2008, la scultura pneumatica ispirata a Lespugue, così come gli altri esemplari della serie “paleolitica” (composta da quattro elementi tipologici in totale) si configura come un’operazione particolarmente complessa sotto il profilo teorico. Segmento di una ricerca dottorale in corso, il contributo si prefigge di fare luce sulle modalità con cui l’artista statunitense ha riproposto l’immagine delle cosiddette veneri preistoriche, rimarcando lo iato esistente tra la fase inventivo-esecutiva e l’esposizione dell’opera compiuta. Tale indagine si pone sostanzialmente due obiettivi. In prima istanza, di dimostrare come l’operazione proposta da Koons, oltre che riflettere, inevitabilmente, una logica autoriale basata sull’appropriazione e sulla citazione, assurga a cruciale testimonianza di una peculiare modalità di rovesciamento del concetto di opera d’arte, della sua gestazione e della sua fruizione in un sistema neoliberale e tardocapitalista. Un sistema popolato non già da manufatti, dal latino manu factus, ossia letteralmente «fatto, eseguito a mano», ma da artefatti, da oggetti fatti «con arte» ed «artifizio». Si cercherà di evidenziare come tale dimensione dell’artefatto, raggiunta attraverso l’escamotage di una presunta acheropitia, renda questi manufatti, in origine scolpiti per essere toccati, intoccabili «commodity sculpture». In secondo luogo, ciò che si vorrebbe dimostrare è come talune caratteristiche del manufatto paleolitico (ossia la miniaturizzazione, la fruizione al tatto e la morfogenesi nell’incavo della mano) possiedano un potenziale paradigmatico non solo all’interno dell’arte preistorica, ma anche come chiave di lettura per risalire alle origini, non tanto ontologiche It is easier to imagine an end to the world than an end to capitalism FREDRIC JAMESON I am trying to capture the individual’s desire in the object, and to fix his or her aspirations in the surface, in a condition of immortality JEFF KOONS 17 quanto tecniche, del fare scultura. Si considererà pertanto l’opera emulativa di Koons all’interno di un orizzonte storico-artistico e fenomenologico che, partendo dall’iconografia, giunga al più complesso processo di morfogenesi.
In June 2020, after multiple lockdowns that have in various ways affected everyday life, the renowned New York gallery David Zwirner opened its virtual space Studio with an intermediate exhibition dedicated to Jeff Koons' Balloon Venus Lespugue. The last specimen of a nucleus of works of prehistoric suggestion produced by the artist's studio since 2008, the pneumatic sculpture inspired by Lespugue, and the other elements of the Paleolithic series (composed of four typological specimens), results in particularly complex operation from a theoretical perspective. Within the perimeter of doctoral research in progress, the present contribution aims to shed light on how the appropriation of the prehistoric Venus made by the American artist is carried out and on its consequences. Furthermore, it will be pointing out the schism existing between the inventive-executive phase and the exhibition of the completed work. Given this scenario, this paper investigation has two critical objectives. On the one hand, it will demonstrate how the authorial operation proposed by Koons becomes a crucial testimony of a peculiar way of understanding the work of art, its gestation and its fruition in a neoliberal and late-capitalist system. A system populated not by artefacts, from the Latin manu factus, literally "made, executed by hand", but by artefacts, namely objects made "with art" and "artifice". In this sense, it will highlight how this dimension of the artefact, reached through the formal escamotage of an alleged acheiropoietos icon, makes these artefacts, originally carved to be touched, untouchable "commodity sculpture". On the other hand, we will try to demonstrate how some of the main characteristics of the prehistoric artefact (miniaturization, its tactile experience, and its morphogenesis in the hand palm) possess a paradigmatic value not only within the prehistoric framework. Indeed, they unseal a fundamental paradigm to go back to the origins of making sculpture, not ontological but fundamentally technical. Therefore, it will consider Koons' emulative work within an art-historical and phenomenological horizon that, starting from iconography, ranges the more complex process of morphogenesis.
DALL’ICONOGRAFIA ALLA MORFOGENESI: LE “VENERI” DI JEFF KOONS IN UNA PROSPETTIVA STORICO-CRITICA, 2021-10-01.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10808/47412
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