The paper aims to provide a multi-layered reading of La casa in collina. It focuses on the abolition of the perspective distance of the author from his matter which leads to his immersion in the flow of events, to the need of analysis and self-analysis and to the substitution of the principle of causality with a relativistic one involving a conception of existence as mere chance. In the general organization of the story, narrative moments are followed by moments of reflection. The point of view in the storytelling is not given solely by the narrator but is often filtered through the words of the characters. The historical and political reality represented in the novel does not preclude lyrical-descriptive situations and painful scenes which call upon the emotions of the reader. The overwhelming presence of dialogue, which is by definition a mimetic medium, gives Pavese the possibility to recreate people’s popular speech: through the use of dialectalism, morphosyntactic redundancy, pleonasms, non-standard relative clauses he reproduces informal everyday speech and reports the characters’ words with authenticity.

Lo studio intende offrire una lettura su più piani di La casa in collina a partire dall’abolizione del distacco prospettico dell’autore dalla sua materia e da una sua immersione nel flusso degli avvenimenti, per passare poi all’esigenza di analisi e di autoanalisi e alla sostituzione del principio di causalità con quello relativistico che implica una concezione dell’esistenza come pura possibilità. Nell’assetto generale del racconto troviamo momenti narrativi e momenti di riflessione e il punto di vista nella conduzione del racconto non è affidato unicamente al narratore, ma viene spesso filtrato attraverso le parole dei personaggi chiamati in scena. La realtà storico-politica qui rappresentata non impedisce di dar vita a situazioni lirico-descrittive e a momenti intensamente dolorosi che sollecitano l’emozionalità del lettore. La presenza imponente del dialogo, mezzo mimetico per antonomasia, dà a Pavese la possibilità di ricreare il parlato popolare: tramite l’uso di dialettismi, di ridondanze morfosintattiche, di pleonasmi, del che polivalente egli riproduce la parlata informale e quotidiana e riferisce con autenticità le parole del personaggio.

"Le parole sono tenere cose": spunti per un'analisi linguistica e strutturale di La casa in collina di Cesare Pavese, 2011.

"Le parole sono tenere cose": spunti per un'analisi linguistica e strutturale di La casa in collina di Cesare Pavese

ZANGRANDI, SILVIA TERESA
2011

Abstract

Lo studio intende offrire una lettura su più piani di La casa in collina a partire dall’abolizione del distacco prospettico dell’autore dalla sua materia e da una sua immersione nel flusso degli avvenimenti, per passare poi all’esigenza di analisi e di autoanalisi e alla sostituzione del principio di causalità con quello relativistico che implica una concezione dell’esistenza come pura possibilità. Nell’assetto generale del racconto troviamo momenti narrativi e momenti di riflessione e il punto di vista nella conduzione del racconto non è affidato unicamente al narratore, ma viene spesso filtrato attraverso le parole dei personaggi chiamati in scena. La realtà storico-politica qui rappresentata non impedisce di dar vita a situazioni lirico-descrittive e a momenti intensamente dolorosi che sollecitano l’emozionalità del lettore. La presenza imponente del dialogo, mezzo mimetico per antonomasia, dà a Pavese la possibilità di ricreare il parlato popolare: tramite l’uso di dialettismi, di ridondanze morfosintattiche, di pleonasmi, del che polivalente egli riproduce la parlata informale e quotidiana e riferisce con autenticità le parole del personaggio.
Italiano
7/8
377
389
13
Spain
internazionale
sì, ma tipo non specificato
A stampa
Settore L-FIL-LET/11 - Letteratura Italiana Contemporanea
1
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