Ci sono scrittori che, nei propri scritti, conservano più di altri la memoria di voci, di modi di dire e di intendersi precipui della narrazione orale. Ci sono scrittori che, ponendo alla base dei loro scritti la strategia dell'ascolto, riescono a riprodurre nelle loro pagine l'andamento, il ritmo, la cadenza dell'oralità. Ciò si verifica in maniera evidente nei dialoghi, nel ritmo della voce che parla o che racconta, nei discorsi indiretti liberi e nel fraseggio. Il perseguimento dell’oralità è per molti scrittori la ricerca di una voce che sia in grado di trasmettere l’esperienza umana. A questo si aggiunge la necessità, spesso espressa in filigrana, di dar vita a una pagina scritta che possa essere letta ad alta voce per trovare la sua cassa di risonanza nel lettore-ascoltatore. Pur nella convinzione che non sia corretto isolare in sistemi teorici rigidi tale specificità, è pur vero che ci sono prassi che agevolano la ricerca dell'oralità, del "sentito dire", nella pagina scritta. Fin d'ora si avverte che non verranno considerate le eventuali inserzioni dialettali o di derivazione dialettale, benché l'emersione dei dialetti sia la cifra connotativa di molte scritture; piuttosto, grazie all'analisi di alcuni romanzi pubblicati nel secondo Novecento, si osserverà come le categorie dell'italiano neo-standard isolate da Gaetano Berruto si riverberino nelle opere degli autori convocati. Gli scritti di Calvino, Primo Levi, Meneghello, Pavese e, in tempi più recenti, Lucarelli, Mazzucco, uniti dalla comune fascinazione per il quotidiano, offriranno esemplificazioni utili a comprendere l'utilizzo dei fenomeni espressivi del parlato. Negli scrittori convocati si ravvisa non un abbassamento verso registri in cui la colloquialità diventa ripetizione di vuote formule dell'oralità, di scadimento verso scatologia e pornolalia caratterizzanti un certo parlato quotidiano, quanto un'attenzione alle cadenze, al ritmo, alle costruzioni, alla polifonia che da sempre è la cifra distintiva dell'italiano dell'uso medio.
Per sentito dire. L’oralità nella narrativa italiana del secondo Novecento, 2020.
Per sentito dire. L’oralità nella narrativa italiana del secondo Novecento
Zangrandi
2020-01-01
Abstract
Ci sono scrittori che, nei propri scritti, conservano più di altri la memoria di voci, di modi di dire e di intendersi precipui della narrazione orale. Ci sono scrittori che, ponendo alla base dei loro scritti la strategia dell'ascolto, riescono a riprodurre nelle loro pagine l'andamento, il ritmo, la cadenza dell'oralità. Ciò si verifica in maniera evidente nei dialoghi, nel ritmo della voce che parla o che racconta, nei discorsi indiretti liberi e nel fraseggio. Il perseguimento dell’oralità è per molti scrittori la ricerca di una voce che sia in grado di trasmettere l’esperienza umana. A questo si aggiunge la necessità, spesso espressa in filigrana, di dar vita a una pagina scritta che possa essere letta ad alta voce per trovare la sua cassa di risonanza nel lettore-ascoltatore. Pur nella convinzione che non sia corretto isolare in sistemi teorici rigidi tale specificità, è pur vero che ci sono prassi che agevolano la ricerca dell'oralità, del "sentito dire", nella pagina scritta. Fin d'ora si avverte che non verranno considerate le eventuali inserzioni dialettali o di derivazione dialettale, benché l'emersione dei dialetti sia la cifra connotativa di molte scritture; piuttosto, grazie all'analisi di alcuni romanzi pubblicati nel secondo Novecento, si osserverà come le categorie dell'italiano neo-standard isolate da Gaetano Berruto si riverberino nelle opere degli autori convocati. Gli scritti di Calvino, Primo Levi, Meneghello, Pavese e, in tempi più recenti, Lucarelli, Mazzucco, uniti dalla comune fascinazione per il quotidiano, offriranno esemplificazioni utili a comprendere l'utilizzo dei fenomeni espressivi del parlato. Negli scrittori convocati si ravvisa non un abbassamento verso registri in cui la colloquialità diventa ripetizione di vuote formule dell'oralità, di scadimento verso scatologia e pornolalia caratterizzanti un certo parlato quotidiano, quanto un'attenzione alle cadenze, al ritmo, alle costruzioni, alla polifonia che da sempre è la cifra distintiva dell'italiano dell'uso medio.File | Dimensione | Formato | |
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