Molti studi nel campo della comunicazione riportano dati preoccupanti relativamente al modo di rappresentare mediaticamente la disabilità (Riley, 2005). Si tratta di un modo di vedere il fenomeno che può contribuire ad avere una visione poco coerente con la realtà del fenomeno stesso. Solo per fare un breve esempio, uno studio condotto sui prodotti cinematografici e sui programmi televisivi americani dimostra che la persona con disabilità, affetta da disordine mentale, viene troppo spesso rappresentata in ruoli tragici e violenti (Wahl 2003); nelle fiction televisive e nel cinema il disabile sembra affetto da un male che lo induce ad agire azioni socialmente inadeguate, se non legalmente perseguibili. Una connotazione simile viene data, secondo Foster (2006), anche dai giornali. In un’indagine svolta sulle maggiori riviste inglesi, l’autore riporta come siano ancora troppo poche le comunicazioni che permettono una discussione corretta sulla disabilità.Troppo spesso questa è associata a notizie di cronaca o ad eventi carichi di eccezionalità (Stuart, 2005). La rappresentazione sociale (Galli, 2006) che si offre della disabilità e dei problemi mentali attraverso i prodotti di comunicazione rischia di essere distante dalla realtà influenzando il modo di vedere il mondo della disabilità. In genere la rappresentazione mediatica rispetta più il “modello medico” che altre forme favorendone un etichettamento negativo (Riley, 2005). Ciò impone una riflessione accurata, considerando, in particolar modo, il valore che le rappresentazioni mediatiche hanno sulla conoscenza di un fenomeno.

Il contributo della comunicazione sociale nella costruzione della rappresentazione della disabilità, 2008.

Il contributo della comunicazione sociale nella costruzione della rappresentazione della disabilità

Russo, Vincenzo
2008

Abstract

Molti studi nel campo della comunicazione riportano dati preoccupanti relativamente al modo di rappresentare mediaticamente la disabilità (Riley, 2005). Si tratta di un modo di vedere il fenomeno che può contribuire ad avere una visione poco coerente con la realtà del fenomeno stesso. Solo per fare un breve esempio, uno studio condotto sui prodotti cinematografici e sui programmi televisivi americani dimostra che la persona con disabilità, affetta da disordine mentale, viene troppo spesso rappresentata in ruoli tragici e violenti (Wahl 2003); nelle fiction televisive e nel cinema il disabile sembra affetto da un male che lo induce ad agire azioni socialmente inadeguate, se non legalmente perseguibili. Una connotazione simile viene data, secondo Foster (2006), anche dai giornali. In un’indagine svolta sulle maggiori riviste inglesi, l’autore riporta come siano ancora troppo poche le comunicazioni che permettono una discussione corretta sulla disabilità.Troppo spesso questa è associata a notizie di cronaca o ad eventi carichi di eccezionalità (Stuart, 2005). La rappresentazione sociale (Galli, 2006) che si offre della disabilità e dei problemi mentali attraverso i prodotti di comunicazione rischia di essere distante dalla realtà influenzando il modo di vedere il mondo della disabilità. In genere la rappresentazione mediatica rispetta più il “modello medico” che altre forme favorendone un etichettamento negativo (Riley, 2005). Ciò impone una riflessione accurata, considerando, in particolar modo, il valore che le rappresentazioni mediatiche hanno sulla conoscenza di un fenomeno.
Italiano
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Italy
nazionale
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Settore M-PSI/06 - Psicologia Del Lavoro E Delle Organizzazioni
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