Iannis Xenakis, uno fra i più importanti compositori del dopoguerra compone la traduzione in musica della tragedia eschilea la prima volta nel 1966 e la riprende nel 1987 per il debutto al teatro dei Ruderi di Gibellina, con le scenografie e le sculture di Francis Poirier, la direzione musicale di Michel Tabachnik e Dominique Debart e la regia di Yannis Kokkos. Opera complessa, l’Oresteia di Xenakis risente musicalmente dell’influenza di culture ed epoche differenti: la tragedia greca, il teatro Nô giapponese, la musica bizantina e le sonorità tipiche del compositore, che sono frutto delle sue ricerche incominciate negli anni Sessanta e sintetizzate nell’introduzione del suo scritto Musiques Formelles. La musica di Xenakis si pone come consustanziale alla materia verbale del teatro, come espressione integrale del contenuto drammatico, come mezzo essenziale di proiezione dell’azione. Ancor meglio, visto il suo sensibile significare di cui le parole non limitano la portata, solo la musica è in grado di dare alla tragedia la sua violenza organica, la sua profondità, la sua potenza di archetipo. Con il suo volontario spogliarsi, con l’intensità, la freschezza e la rigorosa arcaicità, essa si avvicina con evidenza al teatro Nô. Ed è proprio, il teatro Nô, infatti, che sembra aver ispirato, stimolato, se non proprio guidato Xenakis. «Il teatro giapponese – osserva – dovrebbe servire come luogo di meditazione per l’allestimento del teatro moderno o antico [… perché] ogni elemento – la poetica, il trattamento della voce, l’azione, la danza, la musica, i colori e i loro rispettivi simbolismi – vi sono amalgamati in modo chimico, inscindibile e originale»

The acoustic emotions of Iannis Xenakis, translated by the scenic visions of Yannis Kokkos into a Mediterranean ”Oresteia”, 2017.

The acoustic emotions of Iannis Xenakis, translated by the scenic visions of Yannis Kokkos into a Mediterranean ”Oresteia”

GARAVAGLIA,VALENTINA
2017

Abstract

Iannis Xenakis, uno fra i più importanti compositori del dopoguerra compone la traduzione in musica della tragedia eschilea la prima volta nel 1966 e la riprende nel 1987 per il debutto al teatro dei Ruderi di Gibellina, con le scenografie e le sculture di Francis Poirier, la direzione musicale di Michel Tabachnik e Dominique Debart e la regia di Yannis Kokkos. Opera complessa, l’Oresteia di Xenakis risente musicalmente dell’influenza di culture ed epoche differenti: la tragedia greca, il teatro Nô giapponese, la musica bizantina e le sonorità tipiche del compositore, che sono frutto delle sue ricerche incominciate negli anni Sessanta e sintetizzate nell’introduzione del suo scritto Musiques Formelles. La musica di Xenakis si pone come consustanziale alla materia verbale del teatro, come espressione integrale del contenuto drammatico, come mezzo essenziale di proiezione dell’azione. Ancor meglio, visto il suo sensibile significare di cui le parole non limitano la portata, solo la musica è in grado di dare alla tragedia la sua violenza organica, la sua profondità, la sua potenza di archetipo. Con il suo volontario spogliarsi, con l’intensità, la freschezza e la rigorosa arcaicità, essa si avvicina con evidenza al teatro Nô. Ed è proprio, il teatro Nô, infatti, che sembra aver ispirato, stimolato, se non proprio guidato Xenakis. «Il teatro giapponese – osserva – dovrebbe servire come luogo di meditazione per l’allestimento del teatro moderno o antico [… perché] ogni elemento – la poetica, il trattamento della voce, l’azione, la danza, la musica, i colori e i loro rispettivi simbolismi – vi sono amalgamati in modo chimico, inscindibile e originale»
Inglese
Galati University Press
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21
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