Trattare di Gibellina significa considerare il senso del tempo, della memoria e della loro azione sia sul presente che sul futuro, e porlo in relazione con la reazione dell’uomo di fronte al tema delle rovine o più precisamente a quello delle macerie, conseguenza del terremoto avvenuto tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 che cancellò paesi interi che da secoli sorgevano nella valle del Belice. Da allora, Gibellina, per risollevarsi dalla tragedia, ha attivato un intenso programma di ricostruzione, che ha visto come protagonisti l’arte e il teatro: qui ci sono i ruderi del terremoto che, coperti dal Cretto di Alberto Burri, sono divenuti fra le più imponenti opere europee di Land Art; qui si erge Gibellina Nuova con le sue sculture antiscultoree e le sue architetture urbane; qui sorge il Baglio Di Stefano, sede di prestigiose raccolte di opere d’arte contemporanea; qui, da più di trent’anni, si svolgono le Orestiadi, manifestazione teatrale che ha visto coinvolti centinaia di artisti di fama internazionale. L’esperienza teatrale di Gibellina, unica nel suo genere, rappresenta il modello di un teatro totalizzante, proiezione di un dramma dell’immaginario dove lo spettatore, il turista, il visitatore è protagonista partecipe e attivo, poiché la misura della rappresentazione non è più, o non solo, l’attore, ma l’essere umano coinvolto da un evento naturale, che fa da prologo e da epilogo a ogni rappresentazione. Quiproquo, il film documentario di Elisabetta Sgarbi, racconta del valore dell'arte che è fonte di memoria per le popolazioni colpite dal terremoto del Belice e al tempo stesso svela un’Italia sconosciuta agli italiani stessi.

Il video-testamento: come promuovere arte, teatro e territorio: il caso di Gibellina, 2016-04.

Il video-testamento: come promuovere arte, teatro e territorio: il caso di Gibellina

GARAVAGLIA, VALENTINA
2016-04

Abstract

Trattare di Gibellina significa considerare il senso del tempo, della memoria e della loro azione sia sul presente che sul futuro, e porlo in relazione con la reazione dell’uomo di fronte al tema delle rovine o più precisamente a quello delle macerie, conseguenza del terremoto avvenuto tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 che cancellò paesi interi che da secoli sorgevano nella valle del Belice. Da allora, Gibellina, per risollevarsi dalla tragedia, ha attivato un intenso programma di ricostruzione, che ha visto come protagonisti l’arte e il teatro: qui ci sono i ruderi del terremoto che, coperti dal Cretto di Alberto Burri, sono divenuti fra le più imponenti opere europee di Land Art; qui si erge Gibellina Nuova con le sue sculture antiscultoree e le sue architetture urbane; qui sorge il Baglio Di Stefano, sede di prestigiose raccolte di opere d’arte contemporanea; qui, da più di trent’anni, si svolgono le Orestiadi, manifestazione teatrale che ha visto coinvolti centinaia di artisti di fama internazionale. L’esperienza teatrale di Gibellina, unica nel suo genere, rappresenta il modello di un teatro totalizzante, proiezione di un dramma dell’immaginario dove lo spettatore, il turista, il visitatore è protagonista partecipe e attivo, poiché la misura della rappresentazione non è più, o non solo, l’attore, ma l’essere umano coinvolto da un evento naturale, che fa da prologo e da epilogo a ogni rappresentazione. Quiproquo, il film documentario di Elisabetta Sgarbi, racconta del valore dell'arte che è fonte di memoria per le popolazioni colpite dal terremoto del Belice e al tempo stesso svela un’Italia sconosciuta agli italiani stessi.
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