It is said that ghosts, perturbing events or supernatural wonders don’t mark out the fantastic, but rather the sensory, emotional, intellectual conditioning suffered by the textual figures – characters, narrator – who tell them. Starting from this principle I wish to consider a topos which recurs frequently in Dino Buzzati’s production: the topos of the ghost. This research aims to point out the evolution of the topos of the ghost through a selection of readings of representative twentieth-century Italian writers. The purpose of this investigation is to to do a sort of sampling of it in order to demonstrate the passage from a fantastic determined by its themes, a nineteenth-century heritage, to a fantastic which explores the disturbing possibilities of what is not said, not done… At the heart of the study is Dino Buzzati’s production. Buzzati dedicates a lot of stories to apparition of dead who comes back to say hello, to warn, to ask for help, to help… but they seem to be not heard because nobody believes any more in their existence.

Si dice che non sono i fantasmi, gli avvenimenti perturbanti o i prodigi soprannaturali a contraddistinguere il fantastico, bensì il condizionamento sensoriale, emotivo e intellettuale subito dalla figura testuale - personaggi, narratore - incaricata di raccontarli. Partendo da questo principio vogliamo considerare un topos ricorrente nei racconti di Buzzati e in tutto il Novecento italiano: il topos del fantasma. Questo studio intende, tramite percorsi di lettura attuati attraverso una selezione di scrittori novecenteschi italiani, rilevare l’evoluzione del topos del fantasma e compiere una sorta di campionatura dello stesso, dimostrando come si è passati da un fantastico determinato dai suoi temi, eredità dell’Ottocento, a un fantastico che esplora le possibilità inquietanti del non detto, non fatto…. Al centro dello studio è posta la produzione di Dino Buzzati. Buzzati dedica molti racconti a apparizioni di trapassati che vengono per salutare, per ammonire, per chiedere aiuto, per aiutare a fare bilanci…ma che sembrano restare inascoltati perché più nessuno crede nella loro esistenza.

Una certa residua consistenza: i fantasmi buzzatiani e la tradizione fantastica italiana del Novecento, 2007.

Una certa residua consistenza: i fantasmi buzzatiani e la tradizione fantastica italiana del Novecento

ZANGRANDI, SILVIA TERESA
2007

Abstract

Si dice che non sono i fantasmi, gli avvenimenti perturbanti o i prodigi soprannaturali a contraddistinguere il fantastico, bensì il condizionamento sensoriale, emotivo e intellettuale subito dalla figura testuale - personaggi, narratore - incaricata di raccontarli. Partendo da questo principio vogliamo considerare un topos ricorrente nei racconti di Buzzati e in tutto il Novecento italiano: il topos del fantasma. Questo studio intende, tramite percorsi di lettura attuati attraverso una selezione di scrittori novecenteschi italiani, rilevare l’evoluzione del topos del fantasma e compiere una sorta di campionatura dello stesso, dimostrando come si è passati da un fantastico determinato dai suoi temi, eredità dell’Ottocento, a un fantastico che esplora le possibilità inquietanti del non detto, non fatto…. Al centro dello studio è posta la produzione di Dino Buzzati. Buzzati dedica molti racconti a apparizioni di trapassati che vengono per salutare, per ammonire, per chiedere aiuto, per aiutare a fare bilanci…ma che sembrano restare inascoltati perché più nessuno crede nella loro esistenza.
Italiano
12
11
34
24
Italy
nazionale
comitato scientifico
A stampa
Settore L-FIL-LET/11 - Letteratura Italiana Contemporanea
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