Il presente contributo si propone di esplorare la rappresentazione delle “macchine” e dell’innovazione tecnologica nella produzione del romanziere di origine britannica James Graham Ballard. Sin dal suo debutto Ballard dimostra una particolare attenzione nei confronti del rapporto uomo-macchina; affascinato non solo dal suo immediato impatto sulla psiche umana, ma anche dalla sua indiretta influenza sulle forme della rappresentazione letteraria. Per queste ragioni, cercando di evadere dai tradizionali canoni della science fiction, a metà degli anni Sessanta propone la nozione di «spazio interiore» (inner space): una nuova, innovativa prospettiva utile a ricostruire le connessioni tra il Sé, lo spazio urbano e le nuove forme di dominazione dell’era postmoderna. Nel corso dell’analisi verranno ricostruite, in una prospettiva storica, le successive fasi di questa radicale ridefinizione delle modalità di raffigurazione della soggettività. Si prenderà spunto dalla cruciale transizione degli anni Sessanta, in seguito alla quale Ballard abbandona definitivamente le ambientazioni post-apocalittiche degli esordi, proiettando i suoi personaggi in scenari suburbani piuttosto lontani dai remoti futuri e dai mondi alieni, esplorati negli anni gloriosi dell’era spaziale dai numerosi epigoni di Isaac Asimov. In un secondo momento si illustrerà come tale passaggio rifletta l’intenzione di convertire la narrativa fantascientifica ad una riflessione quasi antropologica sul presente. Grazie agli esempi di Crash (1973) e di Super-Cannes (2000) saranno prese in considerazione da un lato il crescente divario tra le possibilità della tecnica e le categorie della morale, dall’altro le pericolose derive ideologiche a cui tale progressiva separazione può condurre. Unendo i due aspetti si cercherà infine di dimostrare come la costante riflessione sul cambiamento tecnologico abbia portato Ballard non tanto a un semplice aggiornamento dei motivi e delle tematiche tradizionali della science fiction, quanto piuttosto ad una più generale reinterpretazione dei limiti e delle possibilità conoscitive del genere stesso.

The Electric Sheep Nightmare: J. G. Ballard and the Perverse Use of Technology, 2014-12-18.

The Electric Sheep Nightmare: J. G. Ballard and the Perverse Use of Technology

Chiurato, Andrea
2014-12-18

Abstract

Il presente contributo si propone di esplorare la rappresentazione delle “macchine” e dell’innovazione tecnologica nella produzione del romanziere di origine britannica James Graham Ballard. Sin dal suo debutto Ballard dimostra una particolare attenzione nei confronti del rapporto uomo-macchina; affascinato non solo dal suo immediato impatto sulla psiche umana, ma anche dalla sua indiretta influenza sulle forme della rappresentazione letteraria. Per queste ragioni, cercando di evadere dai tradizionali canoni della science fiction, a metà degli anni Sessanta propone la nozione di «spazio interiore» (inner space): una nuova, innovativa prospettiva utile a ricostruire le connessioni tra il Sé, lo spazio urbano e le nuove forme di dominazione dell’era postmoderna. Nel corso dell’analisi verranno ricostruite, in una prospettiva storica, le successive fasi di questa radicale ridefinizione delle modalità di raffigurazione della soggettività. Si prenderà spunto dalla cruciale transizione degli anni Sessanta, in seguito alla quale Ballard abbandona definitivamente le ambientazioni post-apocalittiche degli esordi, proiettando i suoi personaggi in scenari suburbani piuttosto lontani dai remoti futuri e dai mondi alieni, esplorati negli anni gloriosi dell’era spaziale dai numerosi epigoni di Isaac Asimov. In un secondo momento si illustrerà come tale passaggio rifletta l’intenzione di convertire la narrativa fantascientifica ad una riflessione quasi antropologica sul presente. Grazie agli esempi di Crash (1973) e di Super-Cannes (2000) saranno prese in considerazione da un lato il crescente divario tra le possibilità della tecnica e le categorie della morale, dall’altro le pericolose derive ideologiche a cui tale progressiva separazione può condurre. Unendo i due aspetti si cercherà infine di dimostrare come la costante riflessione sul cambiamento tecnologico abbia portato Ballard non tanto a un semplice aggiornamento dei motivi e delle tematiche tradizionali della science fiction, quanto piuttosto ad una più generale reinterpretazione dei limiti e delle possibilità conoscitive del genere stesso.
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