L’uscita dalla guerra e l’ingresso nella stagione «ricostruttiva» del paese, coincisero per la Lombardia con una fase di significative e radicali trasformazioni. L’esperienza lacerante della Repubblica Sociale, le devastazioni materiali e psicologiche dei bombardamenti, le deportazioni e la resistenza, sia quella combattuta nelle valli che quella più o meno silenziosa sviluppatasi, con forme e caratteri diversi, in aree urbane e rurali, avevano lasciato profondi segni. Mentre Milano era stata e continuava ad essere un punto nevralgico, specie per la radicata connessione tra elementi economici, politici e sociali, per le sorti dell’intero Sistema-Nazione, le altre città lombarde, pur accomunate dall’esperienza bellica, avevano vissuto realtà tra loro anche significativamente diversificate, a seconda della particolare composizione socio-economica del territorio o dei caratteri della presenza politica (a volta legata all’azione di singoli uomini), del radicamento del fascismo o della partecipazione a forme di resistenza. Questo discorso vale anche per il mondo cattolico lombardo in generale, laddove l’azione dei vescovi seppe dare un impulso particolare alla vita delle singole diocesi e in relazione alla presenza dell’associazionismo cattolico sul territorio, nelle specifiche realtà sociali locali e ancor più nei rapporti di queste con la politica. Come dunque il mondo cattolico lombardo visse la stagione della ricostruzione istituzionale ed in particolare gli eventi connessi alla nascita ed all’evoluzione dell’Assemblea Costituente? Anche se la risposta dovrebbe essere estremamente complessa ed articolata, non potendo sganciarsi da temi di medio lungo periodo quali la lunga querelle della presenza dei cattolici in politica, le evoluzioni del rapporto tra Roma, episcopati e realtà locali, quello tra gerarchia e laicato o il sempre più pressante confronto con le ideologie politiche «altre», vorrei soffermarmi su due punti a mio modo essenziali. Da un lato la volontà da parte del mondo cattolico italiano in generale, e di quello lombardo nello specifico, di mostrare una certa compattezza e forza unitaria, di fronte allo svolgersi degli eventi (a seguito anche della capacità aggregante che nell’ultima fase della stagione bellica aveva portato ad un superamento delle più o meno latenti divisioni emerse durante il Ventennio), dall’altro evidenziare alcuni tratti di specificità dell’azione di singoli vescovi, mostratisi particolarmente attenti alla questione Costituente, e di conseguenza alla ricaduta di questo sull’azione del laicato cattolico attivo in quelle diocesi. Il saggio tenta quindi di seguire l’evoluzione degli eventi, toccando alcuni nervi scoperti e prestando particolare attenzione a uniformità e specificità di atteggiamenti nei confronti di quello che doveva essere l’impegno dei cattolici in un frangente storicamente così delicato come quello che l’Italia visse nell’immediato secondo dopoguerra. Per valutare le diverse posizioni, l’impatto delle eredità pregresse e degli elementi di novità (era giunta davvero al termine, con la nascita di un organismo partitico «pluriculturale», come la Democrazia Cristiana, la lunga stagione dei cattolici italiani alla ricerca del partito, così come la chiama Giorgio Vecchio in un suo volume ), ci siamo limitati ad utilizzare alcuni strumenti di navigazione storica semplici, eppure ricchi di sfaccettature, quali Pastorali, documenti, stampa cattolica e bollettini diocesani, fogli propagandistici, iniziative delle associazioni, andando alla ricerca del rapporto esistente tra quelle direttive ufficiali che volevano indicare chiaramente ai cattolici come muoversi in politica, e le forme di mobilitazione politica attiva, cercando di cogliere qualche elemento significativo, sia per quanto concerne posizioni e atteggiamenti delle singole diocesi, sia per quanto concerne la ricezione e la ricaduta di eventi in rapida mutazione, evidenziando infine i punti di continuità con il passato e la portata di novità che l’esperienza della Costituente sembrò portare con sé.

Nuove paure e grandi speranze: Vescovi, Azione cattolica e Costituente in Lombardia, 2005.

Nuove paure e grandi speranze: Vescovi, Azione cattolica e Costituente in Lombardia

De Giuseppe, Massimo
2005

Abstract

L’uscita dalla guerra e l’ingresso nella stagione «ricostruttiva» del paese, coincisero per la Lombardia con una fase di significative e radicali trasformazioni. L’esperienza lacerante della Repubblica Sociale, le devastazioni materiali e psicologiche dei bombardamenti, le deportazioni e la resistenza, sia quella combattuta nelle valli che quella più o meno silenziosa sviluppatasi, con forme e caratteri diversi, in aree urbane e rurali, avevano lasciato profondi segni. Mentre Milano era stata e continuava ad essere un punto nevralgico, specie per la radicata connessione tra elementi economici, politici e sociali, per le sorti dell’intero Sistema-Nazione, le altre città lombarde, pur accomunate dall’esperienza bellica, avevano vissuto realtà tra loro anche significativamente diversificate, a seconda della particolare composizione socio-economica del territorio o dei caratteri della presenza politica (a volta legata all’azione di singoli uomini), del radicamento del fascismo o della partecipazione a forme di resistenza. Questo discorso vale anche per il mondo cattolico lombardo in generale, laddove l’azione dei vescovi seppe dare un impulso particolare alla vita delle singole diocesi e in relazione alla presenza dell’associazionismo cattolico sul territorio, nelle specifiche realtà sociali locali e ancor più nei rapporti di queste con la politica. Come dunque il mondo cattolico lombardo visse la stagione della ricostruzione istituzionale ed in particolare gli eventi connessi alla nascita ed all’evoluzione dell’Assemblea Costituente? Anche se la risposta dovrebbe essere estremamente complessa ed articolata, non potendo sganciarsi da temi di medio lungo periodo quali la lunga querelle della presenza dei cattolici in politica, le evoluzioni del rapporto tra Roma, episcopati e realtà locali, quello tra gerarchia e laicato o il sempre più pressante confronto con le ideologie politiche «altre», vorrei soffermarmi su due punti a mio modo essenziali. Da un lato la volontà da parte del mondo cattolico italiano in generale, e di quello lombardo nello specifico, di mostrare una certa compattezza e forza unitaria, di fronte allo svolgersi degli eventi (a seguito anche della capacità aggregante che nell’ultima fase della stagione bellica aveva portato ad un superamento delle più o meno latenti divisioni emerse durante il Ventennio), dall’altro evidenziare alcuni tratti di specificità dell’azione di singoli vescovi, mostratisi particolarmente attenti alla questione Costituente, e di conseguenza alla ricaduta di questo sull’azione del laicato cattolico attivo in quelle diocesi. Il saggio tenta quindi di seguire l’evoluzione degli eventi, toccando alcuni nervi scoperti e prestando particolare attenzione a uniformità e specificità di atteggiamenti nei confronti di quello che doveva essere l’impegno dei cattolici in un frangente storicamente così delicato come quello che l’Italia visse nell’immediato secondo dopoguerra. Per valutare le diverse posizioni, l’impatto delle eredità pregresse e degli elementi di novità (era giunta davvero al termine, con la nascita di un organismo partitico «pluriculturale», come la Democrazia Cristiana, la lunga stagione dei cattolici italiani alla ricerca del partito, così come la chiama Giorgio Vecchio in un suo volume ), ci siamo limitati ad utilizzare alcuni strumenti di navigazione storica semplici, eppure ricchi di sfaccettature, quali Pastorali, documenti, stampa cattolica e bollettini diocesani, fogli propagandistici, iniziative delle associazioni, andando alla ricerca del rapporto esistente tra quelle direttive ufficiali che volevano indicare chiaramente ai cattolici come muoversi in politica, e le forme di mobilitazione politica attiva, cercando di cogliere qualche elemento significativo, sia per quanto concerne posizioni e atteggiamenti delle singole diocesi, sia per quanto concerne la ricezione e la ricaduta di eventi in rapida mutazione, evidenziando infine i punti di continuità con il passato e la portata di novità che l’esperienza della Costituente sembrò portare con sé.
Italiano
Malgeri Francesco; Preziosi Ernesto
173
265
93
88-8284-262-2
88-8284-262-2
Italy
ROMA -- ITA
comitato scientifico
nazionale
A stampa
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10808/7345
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