Il seguente lavoro si propone di offrire un commento e un’interpretazione ai manoscritti di Edmund Husserl su Fantasia e immagine (1898-1925), seguendo le linee argomentative e gettando luce sui temi in questione – i temi cioè, della presentificazione e della coscienza d’immagine. Mentre la percezione ci consegna datità presenti in carne e ossa, al contrario, le presentificazioni (ricordo, aspettazione, fantasia) restituiscono le loro oggettualità solo nel modo del come-se-fossero-presenti (immagini mentali). In questo quadro, la coscienza d’immagine si costituisce dall’intersezione tra ciò che è presente e ciò che è assente, tra il coinvolgimento di un atto percettivo che ci pone davanti a un’immagine in qualità di ‘cosa’ (immagine fisica) e un atto immaginativo che ci ricorda pur sempre che l’immagine è malgrado tutto solo un’immagine, cioè il luogo in cui si rende presente qualcosa che è assente. Questa idea fondamentale subisce un’evoluzione nel pensiero husserliano e darà vita a diverse concezioni dell’immagine fisica, in cui si ridefiniscono e si assottigliano i rapporti tra percezione e immaginazione, tra immagine fisica e immagine mentale, tra ciò che è presente in carne e ossa e ciò che assente. Da queste analisi ne emerge il ritratto di una nuova teoria della percezione molto più attenta ai contenuti assenti e consapevole che al fine di una più adeguata descrizione dei fenomeni presenti nella realtà, bisogna non solo mettere l’accento su ciò che è visibile ma anche su tutto ciò che è nell’ordine dell’invisibile. Una prima applicazione di questo nuovo modello alle più recenti forme di immagini (fotografie, immagini televisive, immagini filmiche) mostra che è sfidante per la teoria fenomenologica descrivere quelle nuove forme dell’iconico, che sono storicamente appannaggio degli studi visuali, e che chiamano forse a una ibridazione della concettualità fenomenologica.

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Al di là della coscienza d'immagine. Fenomenologia della fantasia e del mondo iconico.

GJEPALI, FLORJER
2022

Abstract

Il seguente lavoro si propone di offrire un commento e un’interpretazione ai manoscritti di Edmund Husserl su Fantasia e immagine (1898-1925), seguendo le linee argomentative e gettando luce sui temi in questione – i temi cioè, della presentificazione e della coscienza d’immagine. Mentre la percezione ci consegna datità presenti in carne e ossa, al contrario, le presentificazioni (ricordo, aspettazione, fantasia) restituiscono le loro oggettualità solo nel modo del come-se-fossero-presenti (immagini mentali). In questo quadro, la coscienza d’immagine si costituisce dall’intersezione tra ciò che è presente e ciò che è assente, tra il coinvolgimento di un atto percettivo che ci pone davanti a un’immagine in qualità di ‘cosa’ (immagine fisica) e un atto immaginativo che ci ricorda pur sempre che l’immagine è malgrado tutto solo un’immagine, cioè il luogo in cui si rende presente qualcosa che è assente. Questa idea fondamentale subisce un’evoluzione nel pensiero husserliano e darà vita a diverse concezioni dell’immagine fisica, in cui si ridefiniscono e si assottigliano i rapporti tra percezione e immaginazione, tra immagine fisica e immagine mentale, tra ciò che è presente in carne e ossa e ciò che assente. Da queste analisi ne emerge il ritratto di una nuova teoria della percezione molto più attenta ai contenuti assenti e consapevole che al fine di una più adeguata descrizione dei fenomeni presenti nella realtà, bisogna non solo mettere l’accento su ciò che è visibile ma anche su tutto ciò che è nell’ordine dell’invisibile. Una prima applicazione di questo nuovo modello alle più recenti forme di immagini (fotografie, immagini televisive, immagini filmiche) mostra che è sfidante per la teoria fenomenologica descrivere quelle nuove forme dell’iconico, che sono storicamente appannaggio degli studi visuali, e che chiamano forse a una ibridazione della concettualità fenomenologica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10808/44909
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