Nel composito mediascape contemporaneo, agitato da incessanti e subitanei rivolgimenti, si sviluppano e proliferano pratiche visuali tanto originali quanto singolari. Tra queste nuove prassi e tecnologie, un posto di rilievo è occupato dalle videocamere indossabili (wearable camera), dispositivi di ripresa del tutto automatizzati e dalle ridotte dimensioni che vengono posizionati sul corpo del soggetto, senza la necessità né di un controllo manuale né di una contiguità tra l’occhio umano e quello della macchina. Questa ricerca si propone di esplorare lo stile e il linguaggio che caratterizzano questi strumenti. Nel condurre l’indagine, si dimostrerà come, malgrado la difformità di intenti e gli svariati ambiti di impiego, le riprese possiedono elementi tanto ricorrenti quanto persistenti. In accordo alle caratteristiche intrinseche al funzionamento del dispositivo, la macchina istituisce un preciso spettacolo del mondo, un regime scopico in cui vengono reiterate le stesse componenti sensibili ed espressive. Di conseguenza, lo studio vuole rispondere a una serie di interrogativi: cosa mostrano queste particolari immagini? Quali aspetti le contraddistinguono? Che rapporto si instaura tra il dispositivo tecnico, l’utente e lo spazio percorso? In che modo viene trascritta una situazione contingente? In quali scenari mediali la macchina ha trovato terreno fertile per prolungare le potenzialità del proprio sguardo? Che correlazioni vi sono tra il linguaggio delle videocamere wearable e altre pratiche della visione antecedenti e contemporanee? A cosa si deve il loro successo e la loro unicità? La ricerca si affida a un approccio pluridisciplinare, rifacendosi alla proposta di indagine avanzata dai visual studies. Nel riflettere su una pratica della visione all’apparenza povera, originatasi “dal basso” e diffusasi attraverso gli spazi eterei della rete, si metteranno in luce una molteplicità di aspetti, questioni e componenti non limitabili a una metodologia esclusiva. O, piuttosto, accogliendo la prospettiva d’indagine dei visual studies, il lavoro dichiara fin da subito il suo carattere composito, multiforme, pluralistico. La ricerca è suddivisa in quattro capitoli: il primo è un excursus teorico per approfondire il funzionamento complessivo delle videocamere wearable e tutti quegli elementi stilistici e linguistici che ricorrono nelle riprese. In questa sede, saranno considerate le due questioni più pregnanti, l’integrazione corpo-macchina e la prospettiva in prima persona, per poi arrivare a definire il contenuto e la particolare forma assunta dalle immagini. I tre capitoli seguenti corrispondono ad altrettanti studi di caso: action camera, helmet camera, police body-worn camera. Con queste espressioni non si vogliono designare tre dispositivi di ripresa alternativi; piuttosto, saranno da intendere come la trascrizione in immagini di tre situazioni contingenti distinte, che ricorrono di continuo nell’universo figurativo delle videocamere indossabili: la messa in scena di prestazioni e attività estreme (action camera), il regime visuale dei conflitti odierni (helmet camera), l’istituzionalizzazione della macchina come strumento di pubblica sicurezza e sorveglianza (police body-worn camera). Obiettivo finale non sarà l’analisi delle qualità immanenti all’oggetto tecnologico; sarà, piuttosto, la presenza e le peculiarità di una precisa pratica della visione insieme alle condizioni che ne hanno reso possibile la diffusione su scala planetaria.

Sguardi incarnati. Fenomenologia delle videocamere indossabili

Selvini, Federico
2021-07-21T00:00:00+02:00

Abstract

Nel composito mediascape contemporaneo, agitato da incessanti e subitanei rivolgimenti, si sviluppano e proliferano pratiche visuali tanto originali quanto singolari. Tra queste nuove prassi e tecnologie, un posto di rilievo è occupato dalle videocamere indossabili (wearable camera), dispositivi di ripresa del tutto automatizzati e dalle ridotte dimensioni che vengono posizionati sul corpo del soggetto, senza la necessità né di un controllo manuale né di una contiguità tra l’occhio umano e quello della macchina. Questa ricerca si propone di esplorare lo stile e il linguaggio che caratterizzano questi strumenti. Nel condurre l’indagine, si dimostrerà come, malgrado la difformità di intenti e gli svariati ambiti di impiego, le riprese possiedono elementi tanto ricorrenti quanto persistenti. In accordo alle caratteristiche intrinseche al funzionamento del dispositivo, la macchina istituisce un preciso spettacolo del mondo, un regime scopico in cui vengono reiterate le stesse componenti sensibili ed espressive. Di conseguenza, lo studio vuole rispondere a una serie di interrogativi: cosa mostrano queste particolari immagini? Quali aspetti le contraddistinguono? Che rapporto si instaura tra il dispositivo tecnico, l’utente e lo spazio percorso? In che modo viene trascritta una situazione contingente? In quali scenari mediali la macchina ha trovato terreno fertile per prolungare le potenzialità del proprio sguardo? Che correlazioni vi sono tra il linguaggio delle videocamere wearable e altre pratiche della visione antecedenti e contemporanee? A cosa si deve il loro successo e la loro unicità? La ricerca si affida a un approccio pluridisciplinare, rifacendosi alla proposta di indagine avanzata dai visual studies. Nel riflettere su una pratica della visione all’apparenza povera, originatasi “dal basso” e diffusasi attraverso gli spazi eterei della rete, si metteranno in luce una molteplicità di aspetti, questioni e componenti non limitabili a una metodologia esclusiva. O, piuttosto, accogliendo la prospettiva d’indagine dei visual studies, il lavoro dichiara fin da subito il suo carattere composito, multiforme, pluralistico. La ricerca è suddivisa in quattro capitoli: il primo è un excursus teorico per approfondire il funzionamento complessivo delle videocamere wearable e tutti quegli elementi stilistici e linguistici che ricorrono nelle riprese. In questa sede, saranno considerate le due questioni più pregnanti, l’integrazione corpo-macchina e la prospettiva in prima persona, per poi arrivare a definire il contenuto e la particolare forma assunta dalle immagini. I tre capitoli seguenti corrispondono ad altrettanti studi di caso: action camera, helmet camera, police body-worn camera. Con queste espressioni non si vogliono designare tre dispositivi di ripresa alternativi; piuttosto, saranno da intendere come la trascrizione in immagini di tre situazioni contingenti distinte, che ricorrono di continuo nell’universo figurativo delle videocamere indossabili: la messa in scena di prestazioni e attività estreme (action camera), il regime visuale dei conflitti odierni (helmet camera), l’istituzionalizzazione della macchina come strumento di pubblica sicurezza e sorveglianza (police body-worn camera). Obiettivo finale non sarà l’analisi delle qualità immanenti all’oggetto tecnologico; sarà, piuttosto, la presenza e le peculiarità di una precisa pratica della visione insieme alle condizioni che ne hanno reso possibile la diffusione su scala planetaria.
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Descrizione: Federico Selvini_PROGETTO DI RICERCA_Sguardi incarnati. Fenomenologia delle videocamere indossabili
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10808/39911
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