Scritti non originali, esistenze riflesse, posizioni compromesse, giudizi viziati, valutazioni scarsamente meditate, commenti faziosi: questi e molti altri sono i tratti che rendono la recensione non solo una forma, si potrebbe dire, umile di critica ma anche uno dei generi minori del sistema letterario. Eppure la sua storia e le sue odierne sopravvivenze non solo dimostrano il ruolo centrale che ha svolto nei fatti letterari degli ultimi tre secoli e un’attrattiva che non si addice a un genere minore, ma parlano di un genere di cui la letteratura non può fare a meno. «Per avere una recensione erano pronti a far visite, umiliarsi, scappellarsi. Mantenevano rapporti col primo venuto, purché letterato o giornalista», scrive Arrigo Cajumi nel 1955, negli ultimi mesi della sua vita, a proposito di Jules e Edmond de Goncourt. Tale attrattiva e tale potere in ambito accademico non hanno però dato luogo a ricerche mirate. Come scrive Laurel Brake, finora la recensione è stata rigettata dai giornalisti, ripudiata dai critici letterari e dagli storici della letteratura e ora ignorata dagli studiosi dei media. Secondo la studiosa britannica la ragione di tale status risiederebbe nel fatto che la recensione, in quanto oggetto culturale, è caratterizzata prima di tutto da un’identità metanarrativa, che ne nega l’originalità. Cos’è una recensione? Quali elementi la definiscono? Come valutarla? È possibile parlare di evoluzione della recensione? Quali valori letterari veicola? Quale funzione svolge questo genere di scrittura nel sistema editoriale e letterario? Sono queste le domande che guidano da un punto di vista teorico la presente indagine, che è rivolta, per quanto riguarda gli estremi cronologici, alla seconda metà del Novecento, più nello specifico da quel secondo dopoguerra in cui la Terza pagina mostra i primi segni di debolezza fino ai primi anni Novanta, quando, da un punto di vista valoriale, si palesa uno scollamento tra una nuova generazione di scrittori e una vecchia generazione di critici e, da un punto di vista della morfologia del testo recensorio, si avvia una crisi non della recensione ma del modello allora egemonico di recensione. Il presente lavoro consta di tre parti. Nella prima verranno fornite alcune premesse storiche, teoriche e metodologiche, che saranno necessarie per sviluppare le successive analisi: verrà studiata la recensione come atto di comunicazione, come atto discorsivo realizzato e verrà ricostruita una breve storia del genere dalle origini al 1945 nel tentativo di indagare il rapporto della recensione con i contesti di pubblicazione. La seconda parte, invece, si concentrerà sullo studio e l’analisi delle recensioni pubblicate tra il 1945 e il 1991 sui maggiori quotidiani nazionali italiani, come il «Corriere della Sera», «La Stampa» e «La Repubblica», ma anche il «Messaggero», «Paese Sera», «Il Resto del Carlino», «Il Mattino», «Il Giorno», «Il Giornale». Nella terza parte, infine, si guarderà sempre ai giornali e alle recensioni nella stampa italiana del secondo Novecento, ma in particolare alla loro declinazione fumettistica. Si investigherà una tradizione di graphic reviews che, sorte sul «Giorno» nel 1962 per opera di Marcello Piccardo, proseguirono con grande vivacità nei decenni a venire, colonizzando nuove testate (quali «La Fiera letteraria», il «Corriere della Sera», «il manifesto», «Linus», «l’Unità») e nuovi oggetti (quali la musica, il cinema e il fumetto stesso).

Recensione, romanzo e racconto. La critica letteraria quotidiana nel secondo Novecento italiano

Boemia, Dario
2021-07-21T00:00:00+02:00

Abstract

Scritti non originali, esistenze riflesse, posizioni compromesse, giudizi viziati, valutazioni scarsamente meditate, commenti faziosi: questi e molti altri sono i tratti che rendono la recensione non solo una forma, si potrebbe dire, umile di critica ma anche uno dei generi minori del sistema letterario. Eppure la sua storia e le sue odierne sopravvivenze non solo dimostrano il ruolo centrale che ha svolto nei fatti letterari degli ultimi tre secoli e un’attrattiva che non si addice a un genere minore, ma parlano di un genere di cui la letteratura non può fare a meno. «Per avere una recensione erano pronti a far visite, umiliarsi, scappellarsi. Mantenevano rapporti col primo venuto, purché letterato o giornalista», scrive Arrigo Cajumi nel 1955, negli ultimi mesi della sua vita, a proposito di Jules e Edmond de Goncourt. Tale attrattiva e tale potere in ambito accademico non hanno però dato luogo a ricerche mirate. Come scrive Laurel Brake, finora la recensione è stata rigettata dai giornalisti, ripudiata dai critici letterari e dagli storici della letteratura e ora ignorata dagli studiosi dei media. Secondo la studiosa britannica la ragione di tale status risiederebbe nel fatto che la recensione, in quanto oggetto culturale, è caratterizzata prima di tutto da un’identità metanarrativa, che ne nega l’originalità. Cos’è una recensione? Quali elementi la definiscono? Come valutarla? È possibile parlare di evoluzione della recensione? Quali valori letterari veicola? Quale funzione svolge questo genere di scrittura nel sistema editoriale e letterario? Sono queste le domande che guidano da un punto di vista teorico la presente indagine, che è rivolta, per quanto riguarda gli estremi cronologici, alla seconda metà del Novecento, più nello specifico da quel secondo dopoguerra in cui la Terza pagina mostra i primi segni di debolezza fino ai primi anni Novanta, quando, da un punto di vista valoriale, si palesa uno scollamento tra una nuova generazione di scrittori e una vecchia generazione di critici e, da un punto di vista della morfologia del testo recensorio, si avvia una crisi non della recensione ma del modello allora egemonico di recensione. Il presente lavoro consta di tre parti. Nella prima verranno fornite alcune premesse storiche, teoriche e metodologiche, che saranno necessarie per sviluppare le successive analisi: verrà studiata la recensione come atto di comunicazione, come atto discorsivo realizzato e verrà ricostruita una breve storia del genere dalle origini al 1945 nel tentativo di indagare il rapporto della recensione con i contesti di pubblicazione. La seconda parte, invece, si concentrerà sullo studio e l’analisi delle recensioni pubblicate tra il 1945 e il 1991 sui maggiori quotidiani nazionali italiani, come il «Corriere della Sera», «La Stampa» e «La Repubblica», ma anche il «Messaggero», «Paese Sera», «Il Resto del Carlino», «Il Mattino», «Il Giorno», «Il Giornale». Nella terza parte, infine, si guarderà sempre ai giornali e alle recensioni nella stampa italiana del secondo Novecento, ma in particolare alla loro declinazione fumettistica. Si investigherà una tradizione di graphic reviews che, sorte sul «Giorno» nel 1962 per opera di Marcello Piccardo, proseguirono con grande vivacità nei decenni a venire, colonizzando nuove testate (quali «La Fiera letteraria», il «Corriere della Sera», «il manifesto», «Linus», «l’Unità») e nuovi oggetti (quali la musica, il cinema e il fumetto stesso).
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Descrizione: Recensione, romanzo e racconto (TESI)
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10808/39905
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