Dalla fine degli anni Sessanta abbiamo assistito a una proliferazione di mostre curate da artisti. Si tratta di progetti espositivi il più delle volte complessi, eterogenei, spesso pensati come assemblage temporanei composti da media e linguaggi diversi, dove più che sui singoli oggetti esposti, l’attenzione è rivolta alla rete che li connette, al sistema che li tiene assieme. Lungi dall’essere stato pienamente indagato, questo articolato fenomeno si attesta in una zona grigia in cui sembrano venir meno alcune differenze che apparivano scontate, come quella tra artista e curatore e quella tra installazione dell’arte e installazione d’arte. È possibile considerare la mostra come medium artistico? Quali sono gli elementi distintivi di questo linguaggio? Sotto quali categorie dovrebbe essere letta la sua storia? Quali sono gli artisti che hanno indagato con maggiore attenzione le possibilità espressive di questa forma? Lavorando all’intersezione di discipline differenti, come gli exhibition studies, la teoria dei media e la cultura visuale, questa tesi si propone di individuare le principali caratteristiche di quelle che saranno riconosciute come "esposizioni-opere". Il testo della ricerca è strutturato in tre capitoli principali. Il primo si concentra sull’aspetto più prettamente teorico del progetto, e inquadra il concetto di mostra come medium da una duplice prospettiva. Se da una parte, infatti, questa formulazione è adoperata per descrivere i processi di mediazione messi in atto all’interno dell’evento espositivo, dall’altra mira a individuare una serie di pratiche artistiche e curatoriali incentrate sulle caratteristiche espressive dell’esposizione, intesa come forma d’arte autonoma. Il secondo capitolo, invece, è incentrato sulla ricostruzione di una possibile storia della mostra come medium e tenta di tracciarla attraverso un percorso non cronologico che si sviluppa attorno a cinque “figure”: le mostre-labirinto, le mostre politico-attiviste, le mostre-anti-museo, le mostre-autoritratto e le mostre-fiction. Il terzo capitolo, infine, è dedicato all’analisi del lavoro di due artisti francesi che, sin dall’inizio degli anni Novanta, hanno concepito l’esposizione delle opere come parte integrante della loro produzione artistica: Philippe Parreno e Pierre Huyghe. L’analisi sarà incentrata, in particolar modo, su due mostre alquanto emblematiche nell’ambito della ricerca proposta: "Anywhere, Anywhere, Out of the World", allestita da Parreno nel 2013 al Palais de Tokyo di Parigi, e "L’Expédition Scintillante: A Musical", realizzata da Huyghe alla Kunsthaus di Bregenz nel 2002.

La mostra come medium. Storia e teoria (1960-2020)

Di Rosa, Vincenzo
2021-07-21T00:00:00+02:00

Abstract

Dalla fine degli anni Sessanta abbiamo assistito a una proliferazione di mostre curate da artisti. Si tratta di progetti espositivi il più delle volte complessi, eterogenei, spesso pensati come assemblage temporanei composti da media e linguaggi diversi, dove più che sui singoli oggetti esposti, l’attenzione è rivolta alla rete che li connette, al sistema che li tiene assieme. Lungi dall’essere stato pienamente indagato, questo articolato fenomeno si attesta in una zona grigia in cui sembrano venir meno alcune differenze che apparivano scontate, come quella tra artista e curatore e quella tra installazione dell’arte e installazione d’arte. È possibile considerare la mostra come medium artistico? Quali sono gli elementi distintivi di questo linguaggio? Sotto quali categorie dovrebbe essere letta la sua storia? Quali sono gli artisti che hanno indagato con maggiore attenzione le possibilità espressive di questa forma? Lavorando all’intersezione di discipline differenti, come gli exhibition studies, la teoria dei media e la cultura visuale, questa tesi si propone di individuare le principali caratteristiche di quelle che saranno riconosciute come "esposizioni-opere". Il testo della ricerca è strutturato in tre capitoli principali. Il primo si concentra sull’aspetto più prettamente teorico del progetto, e inquadra il concetto di mostra come medium da una duplice prospettiva. Se da una parte, infatti, questa formulazione è adoperata per descrivere i processi di mediazione messi in atto all’interno dell’evento espositivo, dall’altra mira a individuare una serie di pratiche artistiche e curatoriali incentrate sulle caratteristiche espressive dell’esposizione, intesa come forma d’arte autonoma. Il secondo capitolo, invece, è incentrato sulla ricostruzione di una possibile storia della mostra come medium e tenta di tracciarla attraverso un percorso non cronologico che si sviluppa attorno a cinque “figure”: le mostre-labirinto, le mostre politico-attiviste, le mostre-anti-museo, le mostre-autoritratto e le mostre-fiction. Il terzo capitolo, infine, è dedicato all’analisi del lavoro di due artisti francesi che, sin dall’inizio degli anni Novanta, hanno concepito l’esposizione delle opere come parte integrante della loro produzione artistica: Philippe Parreno e Pierre Huyghe. L’analisi sarà incentrata, in particolar modo, su due mostre alquanto emblematiche nell’ambito della ricerca proposta: "Anywhere, Anywhere, Out of the World", allestita da Parreno nel 2013 al Palais de Tokyo di Parigi, e "L’Expédition Scintillante: A Musical", realizzata da Huyghe alla Kunsthaus di Bregenz nel 2002.
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Descrizione: Tesi - La mostra come medium. Storia e teoria (1960-2020)
Tipologia: Tesi di dottorato
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