Assemblando le forme culturali elitarie e quelle di massa, le manifestazioni della cosiddetta cultura “alta” e quelle della cultura “pop”, McLuhan intende interpretare i fatti del suo tempo esplorandone le dimensioni culturali, sociali e ambientali. A caratterizzare “l’incedere” della ricerca di McLuhan è, come egli stesso racconta al giornalista Eric Norden, nella famosa intervista del 1968, per la rivista Playboy, il “passo” dell’esploratore e dello “scassinatore”. Nella medesima intervista egli afferma infatti che l’uomo alfabetico occidentale non deve rinchiudersi nella sua torre d’avorio lamentandosi del cambiamento, ma deve invece tuffarsi “nel vortice della tecnologia elettrica e, comprendendola, imporsi sul nuovo ambiente cambiando la torre d’avorio in torre di controllo” (McLuhan 2013, p. 67). A partire da McLuhan gli artefatti tecnologici non sono più definibili come entità neutrali tanto nella comunicazione quanto nel sociale. Vale a dire che la mediazione tecnologica è considerata in base all’impatto percettivo dei media: la stessa struttura della società viene ricondotta a cause di ordine tecnologico, agli aspetti strutturali dei media e alla loro influenza sulle relazioni spazio-temporali con le conseguenti ricadute di ordine relazionale (McLuhan e McLuhan, 1994). Più volte McLuhan usa il termine “ambiente” in relazione ai media, nella convinzione che ogni tecnologia comunicativa è in grado di dare origine a uno specifico ambiente umano e sociale. “Gli ambienti non sono solo dei contenitori, sono processi che cambiano totalmente il contenuto. I nuovi media sono i nuovi ambienti. Ecco perché i media sono il messaggio” (McLuhan, 1967, p.165). La scrittura verbo-visiva di McLuhan che rimanda alle sperimentazioni vortico-futuriste delle avanguardie pre-belliche sostenute da Marinetti in Italia, da Wyndham Lewis in Inghilterra, o postbelliche (si pensi all’esperienza dadaista prima e surrealista poi) (Lamberti, 2000), è in sintonia con la volontà di McLuhan di non ancorarsi al passato e forse nemmeno al presente, ma di superare i limiti imposti da un unico medium nella consapevolezza che il contenuto di un medium è sempre un altro medium. Fondamentalmente il grande equivoco di cui è stato ed è oggetto è riconducibile al tentativo di imbrigliarlo in una qualche rassicurante categoria.

Postfazione: McLuhan e i media, 2018.

Postfazione: McLuhan e i media

Polesana, Maria Angela
2018-01-01

Abstract

Assemblando le forme culturali elitarie e quelle di massa, le manifestazioni della cosiddetta cultura “alta” e quelle della cultura “pop”, McLuhan intende interpretare i fatti del suo tempo esplorandone le dimensioni culturali, sociali e ambientali. A caratterizzare “l’incedere” della ricerca di McLuhan è, come egli stesso racconta al giornalista Eric Norden, nella famosa intervista del 1968, per la rivista Playboy, il “passo” dell’esploratore e dello “scassinatore”. Nella medesima intervista egli afferma infatti che l’uomo alfabetico occidentale non deve rinchiudersi nella sua torre d’avorio lamentandosi del cambiamento, ma deve invece tuffarsi “nel vortice della tecnologia elettrica e, comprendendola, imporsi sul nuovo ambiente cambiando la torre d’avorio in torre di controllo” (McLuhan 2013, p. 67). A partire da McLuhan gli artefatti tecnologici non sono più definibili come entità neutrali tanto nella comunicazione quanto nel sociale. Vale a dire che la mediazione tecnologica è considerata in base all’impatto percettivo dei media: la stessa struttura della società viene ricondotta a cause di ordine tecnologico, agli aspetti strutturali dei media e alla loro influenza sulle relazioni spazio-temporali con le conseguenti ricadute di ordine relazionale (McLuhan e McLuhan, 1994). Più volte McLuhan usa il termine “ambiente” in relazione ai media, nella convinzione che ogni tecnologia comunicativa è in grado di dare origine a uno specifico ambiente umano e sociale. “Gli ambienti non sono solo dei contenitori, sono processi che cambiano totalmente il contenuto. I nuovi media sono i nuovi ambienti. Ecco perché i media sono il messaggio” (McLuhan, 1967, p.165). La scrittura verbo-visiva di McLuhan che rimanda alle sperimentazioni vortico-futuriste delle avanguardie pre-belliche sostenute da Marinetti in Italia, da Wyndham Lewis in Inghilterra, o postbelliche (si pensi all’esperienza dadaista prima e surrealista poi) (Lamberti, 2000), è in sintonia con la volontà di McLuhan di non ancorarsi al passato e forse nemmeno al presente, ma di superare i limiti imposti da un unico medium nella consapevolezza che il contenuto di un medium è sempre un altro medium. Fondamentalmente il grande equivoco di cui è stato ed è oggetto è riconducibile al tentativo di imbrigliarlo in una qualche rassicurante categoria.
Italiano
2018
Codeluppi, Vanni
Dimenticare McLuhan
83
104
22
9788891768216
Italy
Milano
FrancoAngeli
esperti anonimi
internazionale
A stampa
Settore SPS/08 - Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi
1
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
McLuhan_Polesana.pdf

Non accessibile

Dimensione 1.88 MB
Formato Adobe PDF
1.88 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10808/24543
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact